GLI EFFETTI SPECIALI

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Carlo Rambaldi

Ti trovi nella sezione “I protagonisti dell’effetto speciale”

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‍Carlo ‍Rambaldi ‍aiutava ‍il ‍padre, ‍meccanico ‍di ‍biciclette, ‍pulendo ‍nel ‍laboratorio ‍i ‍bicicli ‍dei ‍contadini, ‍mezzi ‍che ‍erano ‍sempre ‍pieni ‍di ‍fango?Bisognava ‍infatti ‍togliere ‍il ‍fango ‍dagli ‍ingranaggi ‍per ‍farle ‍funzionare ‍nuovamente ‍e ‍il ‍piccolo ‍Carlo ‍lo ‍faceva ‍anche ‍se ‍non ‍ne ‍era ‍felice. ‍Questa ‍attività, ‍come ‍poi ‍da ‍lui ‍dichiarato ‍in ‍alcune ‍interviste, ‍gli ‍diede ‍l’opportunità ‍di ‍scoprire ‍il ‍funzionamento ‍della ‍bici ‍e ‍di ‍avvicinarsi ‍in ‍questo ‍modo ‍alla ‍meccanica ‍che ‍gli ‍sarebbe ‍poi ‍stata ‍utile ‍per ‍la ‍creazione ‍dei ‍suoi ‍automi.

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Carlo Rambaldi, nasce a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, il 1925 ed è, senza ombra di dubbio, uno dei nostri più grandi vanti nazionali. Artista ed effettista di caratura mondiale frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove sviluppa il suo talento di artista e affina il gusto estetico. Realizza in questo periodo moltissime opera di pittura dedicandosi anche alla scultura. Nel 1955 si avvicina al mondo dell’audiovisivo realizzando la sceneggiature e la regia del documentario Pescatori di storioni ma è nel 1956 che entra a pieno titolo nel mondo cinematografico lavorando per il film Sigfrido, di Giacomo Gentilomo, dove realizza un drago di 16 metri.

Lo schizzo del drago meccanico utilizzato nel film Sigfrido
Lo schizzo del drago meccanico utilizzato nel film Sigfrido

In alto il drago nel film, in basso gli schizzi relativi alla creatura

Da questo momento in poi, esperienze varie lo porteranno a compiere il suo destino e a donare al pubblico di tutto il mondo quelle creazioni che poi sono entrate nell’immaginario collettivo. 

Tra il 1959 e il 1970, lavora in moltissimi film realizzando effetti diversi. 

Nel film David e Golia (di Richard Pottier e Ferdinando Baldi, Italia 1959) realizza la figura di Golia, un enorme manichino dalle fattezze gigantesche ma reali; ne La vendetta di Ercole (Marcello Baldi, Duccio Tessari, Mario Ferrari - Italia 1960) realizza tre mostri: un centauro, un pipistrello gigante e un cerbero a tre teste con la creazione anche di alcuni serpenti meccanici.

Una delle creature del film La vendetta di Ercole
Una delle creature del film La vendetta di Ercole
Una delle creature del film La vendetta di Ercole

In alto il cerbero, in basso il pipistrello gigante con dettaglio

Nel 1961 lavora nella pellicola Barabba (Richard Fleischer, Italia) dove realizza alcuni manichini utilizzati come controfigure per una lapidazione, per la simulazione della caduta di 4 personaggi in mezzo ai leoni e per il trascinamento del personaggio del gladiatore all’interno dell’Arena di Verona; nello stesso anno realizza 3 storioni meccanici della lunghezza di 3 metri per il film Scano Boa (Renato dall’Ara, Italia);

Lo storione meccanico

Uno degli storioni meccanici

La leggenda di Enea del 1962 (Giorgio Rivalta, Italia) vede la realizzazione da parte del Maestro di un mostro anfibio molto grande (circa 14 metri in lunghezza, largo 3) e completamente motorizzato e servito da gruppi elettrogeni a distanza in grado di animare occhi, corpo, zampe e addome. Forse una delle realizzazioni più complesse di questi anni.

La creatura anfibia

La creatura creata per il film di Giorgio Rivalta

Ancora nel 1962 la pellicola Marte, Dio della guerra (di Marcello Baldi, Italia) vede la realizzazione di un gigantesco fiore carnivoro da 8 metri di diametro; in Perseo l’invincibile (Alberto De Martino, Italia/Spagna 1962) è presente un’altra sua creatura: una medusa molto grande con tentacoli mobili; si prosegue ancora con altri film e con altrettanti lavori da parte del Maestro: un pescecane meccanico per Ti-kojo e il suo pescecane (Folco Quilici, Italia 1962), una mongolfiera settecentesca per Venere imperiale (Jean Delannoy, Italia/Francia 1962); una vipera meccanica, oltre a vari ornamenti, vengono invece realizzati per il film Cleopatra (Joseph L. Mankiewicz Usa/Italia 1963). Altri film storici e di fantasia vedono la partecipazione di Rambaldi per la realizzazione di altre creature, ornamenti, strutture meccaniche a sostegno di personaggi o accessori di fantasia. In Barbarella (Roger Vadim, Italia 1968) le ali meccaniche dell’Angelo sono ad esempio una sua realizzazione mentre costruisce il gigante Polifemo e il suo braccio in Le avventure di Ulisse (Franco Rossi, Italia 1969).

L'Angelo del film Barbarella

Le ali meccaniche dell’angelo

Nel 1971, la bravura di Rambaldi è ufficializzata da una situazione poco piacevole che si risolve fortunatamente con un nulla di fatto. Realizza infatti gli effetti del film Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci dove, tra gli altri, crea anche 4 cani che in una sequenza della pellicola si vedono appesi e vivisezionati all’interno di un laboratorio. L’immagine fu talmente forte e, all’apparenza, veritiera che il regista fu accusato di maltrattamento agli animali per via della presenza di quei cani. Rambaldi dovette così dimostrare, in un’aula di tribunale, che si trattava di creature finte e realizzate per il film!

I finti cani del film di Lucio Fulci

Le carcasse dei cani, ricreate con dovizia di particolari dal Maestro

Ancora nel 1971, realizza il Pinocchio dell’omonima mini serie televisiva per il regista Luigi Comencini con la partecipazione del grande Nino Manfredi nella parte di Geppetto. Il pupazzo è animato grazie a delle meccaniche interne che lo rendono credibile nei movimenti da burattino di legno decretando così il suo  successo televisivo.

Progetto su carta del Pinocchio per la serie tv di Comencini

In alto i progetti per Pinocchio, in basso la sigla della serie

Dopo altri lavori che vengono realizzati tra il 1970 e il 1975, arriva la consacrazione internazionale realizzando gli effetti per King Kong (John Guillermin, Usa 1976). Per la pellicola crea un gigantesco scimmione (altezza 12,50 metri) e due braccia gigantesche (circa 6 metri) che serviranno nei primi piani con la protagonista interpretata da Jessica Lange. Il Maestro crea anche il costume di Kong a grandezza uomo (indossato da Rick Baker) con 4 teste pilotate a distanza per i vari movimenti del volto. Un lavoro immenso e tecnologicamente avanzato che lo fa conoscere negli ambienti cinematografici mondiali.

La creatura di King Kong durante il suo posizionamento sulla location
Jessica Lange tra le grinfie del braccio meccanico

In alto King Kong durante il suo posizionamento.

In basso Jessica Lange tra le grinfie del braccio meccanico

Il King Kong di Rambaldi è differente da quello realizzato negli anni precedenti. La scimmia gigantesca, ideata dal Maestro, è adesso più reale nelle sue proporzioni. Rambaldi studiò i veri primati e l’effetto sul grande schermo è assolutamente dirompente. Grazie a questo lavoro vince nel 1977 la sua prima statuetta per gli effetti speciali. Nello stesso anno realizza il grande bisonte bianco del film Sfida a White Buffalo (Jack Lee Thompson, Usa 1977) con Charles Bronson. Un sistema meccanico imponente in grado di simulare la galoppata di un gigantesco animale e relativa corsa sulla neve.

L'animatonic del bisonte bianco del film
La cavalcata del bisonte bianco che sprigiona tutta la sua forza

In alto la creatura durante la sua preparazione prima delle riprese, in basso la cavalcata del bisonte che sprigiona tutta la sua forza visiva

Il 1977 è anche l’anno di Incontri ravvicinati del terzo tipo (Steven Spielberg, Usa). Il Maestro realizza “Puck”, l’alieno che si vede nelle fasi finali della pellicola. Si tratta di una creatura motorizzata in grado di muovere la testa, gli occhi, un braccio e la mano per seguire delle azioni ben precisie Il film entra nell’olimpo delle pellicole con gli incassi più alti e con lui il nostro Rambaldi.

Puck, la creatura realizzata da Rambaldi per Incontri Ravvicinati del terzo Tipo
Puck, la creatura realizzata da Rambaldi per Incontri Ravvicinati del terzo Tipo
Un frame tratto da Incontri ravvicinati del terzo tipo

In alto la creatura costruita dal Maestro, al centro la creatura durante la scena del film, in basso un altro frame tratto dalla pellicola

Nel 1979, altro film, altra creatura e altro Oscar (il secondo)! Alien (Usa) di Ridley Scott presenta uno degli alieni più spietati della narrazione cinematografica. Rambaldi si occupa di creare la testa dello Xenomorfo da cui esce un’estensione quadrangolare con altri denti che la creatura utilizza per colpire le sue vittime. La testa e l’estensione sono meccanizzati. Dopo i film La mano (Oliver Stone, Usa 1980) e Possession (Andrzej Zulawski, Francia /Fermano 1981) in cui Carlo Rambaldi realizza rispettivamente delle mani automatizzate e diverse tipologie di entità irreali è la volta del film che può essere considerato, a ragione, la summa dell’arte del Maestro: E.T. L’Extra-terrestre di Steven Spielberg (1982). Considerato una favola moderna e posizionato al 21esimo posto tra i cento migliori film della storia del cinema, l’ideazione e la costruzione della creatura dell’alieno, abbandonato sul nostro pianeta dalla sua astronave, è ancora opera del nostro Maestro. 

E.T. in una foto promozionale

L’alieno in una foto promozionale

Si tratta di un lavoro complesso che testimonia la bravura e il livello di eccellenza raggiunto dall’artista. Steven lo contattò dopo che in America avevano speso più di 800.000 dollari per creare una creatura che non funzionava affatto. Il regista era disperato perché questo avrebbe portato un ritardo enorme sulla tabella di marcia (si parlava di circa 8 mesi) così chiese a Rambaldi, con il quale aveva già lavorato per Incontri ravvicinati del terzo tipo, se poteva aiutarlo realizzando, in soli 5 mesi, una creatura idonea alla storia del film. Rambaldi accettò la sfida e ideò l’alieno incrociando le sembianze di Einstein e del suo gatto himalayano. La creatura fu realizzata, dopo l’approvazione del regista e del direttore della fotografia che stabilì come il colore marrone fosse più indicato per il tipo di luci utilizzate sul set, in 3 esemplari: uno a grandezza naturale da 1,2 metri con il collo estensibile, un altro elettronico controllato da 12 tecnici per i primi piani e che poteva generare decine di espressioni sul volto e un costume (tra cui anche un braccio con mano) che veniva indossato da attori nani. La struttura degli E.T. era composta da alluminio e ferro mentre la parte esterna era ricoperta da plastica, fibra di vetro e gomma. I vari modelli di E.T. avevano diversi punti di movimento. Quello più complesso ne aveva ben 85! La pellicola vinse l’Oscar come migliori effetti speciali nel 1983 e Carlo Rambaldi divenne una celebrità internazionale. Bambini da tutto il mondo gli inviano adesso disegni e fotografie dei loro modelli di E.T., per avere un suo parere.  Una gratificazione immensa…

Studi preliminari di E.T. l'Extra-terrestre
Studi preliminari di E.T. l'Extra-terrestre

In alto gli studi preliminari delle sembianze di E.T., in basso alcune espressioni del simpatico volto dell’alieno

L’artista è all’apice della sua carriera e realizza negli anni successivi le creature di Dune (David Lynch, Usa 1984) tra cui i vermi e il “Navigatore” (un alieno lungo 8 metri); quella del lupo mannaro di Unico indizio la luna piena (Daniel Attias, Usa 1985) tra cui costume e testa meccanizzata e King Kong 2 (John Guillermin, Usa 1986) dove costruisce King Kong e Lady Kong in grandezza naturale (circa 15 metri) con braccia giganti articolate e teste a grandezza d’uomo anch’esse meccanizzate. 

La testa meccanizzata del lupo mannaro del film Silver Bullet
L'arto gigantesco del film King Kong 2

In alto la testa del lupo mannaro in azione, in basso il braccio destro con mano per la realizzazione del sequel di King Kong

La carriera di Carlo Rambaldi termina con le lavorazioni di altre due pellicole: I demoni della mente (Armand Mastroianni) e Rage, furia primitiva (Vittorio Rambaldi, Usa/Italia 1988).


Carlo Rambaldi muore a Lamezia Terme il 10 agosto del 2012 lasciando un vuoto enorme sia nel cuore degli appassionati che in tutti quelli che lo hanno conosciuto e hanno lavorato con lui. Artista indimenticabile! In sua memoria è stata creata la Fondazione Rambaldi con l’intento di promuovere, conservare e restaurare i reperti e le opere di Carlo Rambaldi costruendo anche un museo a  Vigarano Mainarda, sua città natale.


Fino al 6 gennaio del 2020 si terrà al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra La meccanica dei mostri: da Carlo Rambaldi a Makinarium. Se vi trovate in città durante questo periodo non perdetevi questa occasione!


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