GLI EFFETTI SPECIALI

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Poster Superman The Movie

‍Colin ‍Chilvers ‍è ‍un ‍artista ‍inglese ‍degli ‍effetti ‍speciali ‍e ‍regista ‍cinematografico. ‍Ha ‍coordinato ‍gli ‍effetti ‍di ‍Superman, ‍lavorato ‍nel ‍The ‍Rocky ‍Horror ‍Picture ‍Show ‍e ‍diretto ‍la ‍sequenza ‍di ‍“Smooth ‍Criminal” ‍nel ‍film ‍Moonwalker ‍con ‍Michael ‍Jackson. ‍Con ‍Superman ‍ha ‍vinto ‍l’Oscar  per ‍gli ‍effetti ‍speciali. ‍Nella ‍foto ‍a ‍destra ‍sta ‍verificando ‍la ‍tenuta ‍del ‍modello ‍radiocomandato ‍che ‍avrebbe ‍dovuto ‍servire ‍a ‍risolvere ‍i ‍problemi ‍di ‍volo ‍e ‍rendere ‍credibile ‍Superman

Lo Zoptic aveva un sistema congiunto di obiettivi che agivano in contemporanea sia sul proiettore della front-projection che sulla camera. La front-projection è una tecnica inversa alla back-projection. Le due tecniche consistono nel proiettare sullo sfondo un’immagine che si unisce con la figura dell’attore. La back-projection prevede però che la proiezione venga effettuata da dietro lo schermo; la front-projection viene fatta invece con proiezione frontale. Quest’ultima deve avere lo schermo tappezzato da materiale riflettente per restituire l’immagine proiettata.

1978 Christopher Reeve vola!

N

‍el ‍1978, ‍un ‍film ‍diretto ‍da ‍Richard ‍Donner ‍avrebbe ‍lasciato ‍a ‍bocca ‍aperta ‍gli ‍spettatori ‍di ‍tutto ‍il ‍mondo. ‍Per ‍la ‍prima ‍volta, ‍infatti, ‍uno ‍dei ‍supereroi ‍più ‍potenti ‍al ‍mondo, ‍e ‍più ‍complicati ‍da ‍rappresentare ‍a ‍quel ‍tempo, ‍sarebbe ‍arrivato ‍sul ‍grande ‍schermo. ‍Superman, ‍personaggio ‍ideato ‍e ‍da ‍Jerry ‍Siegel ‍e ‍Joe ‍Shuster ‍nel ‍1933, ‍sarebbe ‍uscito ‍dai ‍fumetti ‍della ‍DC ‍Comics ‍per ‍arrivare ‍sul ‍grande ‍schermo, ‍interpretato ‍da ‍colui ‍che, ‍a ‍ragione, ‍è ‍considerato  il ‍vero ‍e ‍unico ‍Superman ‍cinematografico: ‍Christopher ‍Reeve!

‍Il ‍film ‍– ‍Superman ‍The ‍Movie ‍di ‍Richard ‍Donner ‍(Usa ‍1978) ‍– ‍ripercorre ‍la ‍nascita ‍del ‍personaggio ‍fino ‍alle ‍sue ‍prime ‍avventure ‍contro ‍Lex ‍Luthor ‍(Gene ‍Hackman) ‍ponendo ‍le ‍basi ‍ai ‍successivi ‍altri ‍3 ‍episodi ‍cinematografici, ‍non ‍all’altezza ‍però ‍del ‍primo. ‍Dai ‍successivi ‍film ‍va ‍comunque ‍salvata ‍la ‍seconda ‍pellicola ‍che ‍di ‍fatto ‍ne ‍rappresenta ‍il ‍seguito ‍ideale ‍al ‍punto ‍che ‍può ‍essere ‍considerata ‍la ‍parte ‍2: ‍Superman ‍II ‍di ‍Richard ‍Lester ‍(Usa ‍1980) ‍con ‍Richard ‍Donner, ‍non ‍accreditato.

‍In ‍questo ‍articolo ‍capiremo ‍come ‍sono ‍stati ‍realizzati ‍gli ‍incredibili ‍effetti ‍di ‍volo ‍del ‍personaggio  e ‍quali ‍problematiche ‍sono ‍state ‍risolte ‍per ‍far ‍volare ‍Superman.

‍Seguitemi ‍in ‍questo ‍nuovo ‍viaggio ‍nello ‍straordinario ‍mondo ‍degli ‍effetti ‍speciali, ‍non ‍ve ‍ne ‍pentirete…

Roy Field

Alexander e IIya Salkind

Zoran Persic

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Colin Chilvers con uno dei modellini usati per alcune riprese di volo
Lo Zoptic!

L’attore poteva poi contare anche su meccanismo idraulico (una sorta di altalena su più assi) che lo muoveva sia orizzontalmente (a destra e sinistra) che verticalmente (sopra e sotto). Si accomodava infatti a pancia in giù su un busto in fibra di vetro, modellato sul suo corpo, dove poteva assumere la classica posizione del personaggio per il volo, evitando così di farsi male o di stancarsi troppo durante le sessioni di ripresa.

Non tutte le sequenze di volo furono però realizzate in studio. 

Fu utilizzato anche il  modellino del Superman radiocomandato mentre per le riprese dal vivo si fece uso delle imbracature sorrette da un braccio meccanico in grado di tenere sospeso l’attore e di muoverlo nell’aria.

Una prova di volo di Superman all'esterno

IL MANTELLO

Un altro problema da risolvere fu quello di rendere il movimento del mantello quanto più reale possibile. Si erano fatte delle prove con i ventilatori ma i tecnici avevano notato che la cappa rossa del personaggio si avvolgeva attorno al corpo di Reeve. Non si riusciva così a rendere quel senso di fluidità che si vedeva nei fumetti. Se ci fossimo trovati al giorno d’oggi la soluzione migliore sarebbe stata quella di usare la CGI (computer generated imagery), tuttavia, nel 1978 i computer erano ancora lontani dall’essere utilizzati massivamente per gli effetti speciali e si doveva trovare una soluzione diversa per risolvere la questione.

Les Bowie, esperto di compositing e mascherini, ideò un sistema motorizzato e radio controllato, che muoveva su e giù delle stecche che erano agganciate al mantello. Le estensioni, rivestite di nastro isolante di colore rosso, avevano una velocità di movimento tale da non essere intercettata dalla ripresa che viaggiava a 24 frame al secondo.  La soluzione fu perfettamente funzionante e i ventilatori avrebbero fatto il resto, sicuri del fatto che il mantello sarebbe finalmente rimasto stabile e si sarebbe mosso secondo le previsioni dei tecnici.

Il dispositivo per far sventolare il mantello di Superman
Il dispositivo per far sventolare il mantello di Superman

Queste “trovate” tecnologiche, unitamente alle astuzie degli artisti coinvolti nel processo di produzione del film, ci hanno regalato una pellicola che ha segnato più di una generazione di appassionati. 

Superman The Movie ha vinto 1 Oscar per gli effetti speciali, 1 BAFTA per il miglior attore debuttante (Christopher Reeve), 5 Saturn Award e 1 Premio Hugo, insieme a dozzine di nomination praticamente per tutti i comparti produttivi della pellicola.


Voi cosa ne pensate? Vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook. Buon effetto speciale a tutti!

CREDERETE CHE UN UOMO PUO’ DAVVERO VOLARE!

Quando i produttori del film decisero di portare sul grande schermo un personaggio come quello di Superman, avevano già presenti le difficoltà a cui avrebbero dovuto fare fronte. Una sceneggiatura di circa 400 pagine piena zeppa di scene infarcite di effetti speciali non sarebbe stata una passeggiata. I Salkind (Alexander e Ilya, rispettivamente padre e figlio) e Pierre Spengler, produttori della pellicola, sapevano però che prima o poi ci sarebbero però riusciti. 

Dopo aver scelto il regista Guy Hamilton, sostituito successivamente  con Richard Donner (I Goonies, Arma letale, Lady Hawke, S.O.S. fantasmi) per questioni relative a fatti fiscali, la produzione si dedicò a capire come poter realizzare in maniera credibile tutte le meraviglie che Superman era in grado di fare e ci si concentrò, in particolare, sul volo. 

Quella del volo fu la primissima questione da affrontare. Se non fossero infatti riusciti a rendere credibile che un uomo è in grado di volare, ogni altro effetto sarebbe stato di fatto inutile.

La chiave di volta fu rappresentata da Colin Chilvers (supervisore creativo e regista) il cui compito fu proprio quella di trovare un’espediente concreto alla questione volo. In precedenza erano state già fatte diverse prove come quella di utilizzare un paracadutista vestito da Superman con un paracadute nascosto sotto il mantello oppure l’utilizzo di un pupazzo radiocomandato da controllare a distanza ma, sebbene si trattasse di soluzione ad effetto, queste  non avevano soddisfatto i produttori.

TANTE SOLUZIONI PERCORRIBILI

La prima fu quella della tecnica del bluescreen in modo da riprendere l’attore su uno sfondo che successivamente sarebbe stato sostituito. Vi era però un problema non da poco: se lo sfondo è blu e la tuta del personaggio era anch’essa blu come si può realizzare una buona chiave di colore per eliminare il solo sfondo e lasciare la tuta intatta senza che venga bucata? La soluzione fu trovata da Roy Field, supervisore creativo e addetto agli effetti ottici, che lavorò affinché il costume di Christopher Reeve apparisse, durante le riprese, di un blu diverso rispetto a quello dello sfondo. In questo modo, il colore del costume  non si sarebbe fuso con il bluescreen, permettendo l’esatta estrapolazione della figura dell’attore. Successivamente, grazie al color grading (un processo di gestione e variazione dei colori presenti sulla scena) era possibile ritornare alla colorazione originale dell’abbigliamento del personaggio risolvendo così quello che all’inizio sembrava insormontabile. 


LO ZOPTIC!

Richard Donner pensava però ad una pellicola che avesse delle caratteristiche di “similitudine” con il mondo reale.  La partita da vincere era proprio quella di rendere credibile il volo di Christopher Reeve. Non bastava quindi mettere soltanto l’attore davanti ad un bluescreen e farlo recitare ma c’era la necessità di trasmettere una vera e propria sensazione di volo. Chi viaggia in aereo sa che non esistono tratte in cui il veicolo è  stabile. Ci sono sempre degli ondeggi durante i viaggi, delle risalite, virate e così via. Anche Superman, sul grande schermo, doveva trasmettere queste sensazione di movimento. 

Per soddisfare tali esigenze, fu necessario padroneggiare anche la tecnica della front-projection unitamente ad un macchinario inventato per l’occasione da Zoran Perisic (tecnico degli effetti speciali e inventore di diversi dispositivi cinematografici) dal nome alquanto singolare: lo ZOPTIC!

L’apparecchiatura, il cui nome è derivato dall’unione delle iniziali di “zoran” e di “optic”, montava due lenti, uno per la camera e l’altro per il proiettore. Queste lenti lavoravano in simbiosi perché quando si effettuava uno zoom su Reeve, l’altro obiettivo agiva sulle immagini della proiezione cambiando, soltanto in apparenza, la distanza del personaggio dallo sfondo e restituendo così la sensazione che Reeve si allontanasse dalla camera o la superasse.

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