GLI EFFETTI SPECIALI

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CAMERA MULTIPIANO    MULTIPLANE CAMERA    WALT DISNEY     ANIMAZIONE

la camera multipiano della Disney

La Camera Multipiano (Multiplane Camera)

    Non sempre gli effetti speciali vengono utilizzati per creare elementi o visioni del fantastico. Molte volte, invece, sono usati per simulare la realtà che ci circonda ed è in questa chiave di lettura che probabilmente vanno ricercate le motivazioni che spinsero la Disney ad inventare, nel 1933, un macchinario chiamato: Camera Multipiano (Multiplane Camera)

    Walt Disney, da parte sua, pretendeva molto dalle proprie produzioni e voleva realizzare a tutti i costi dei cartoni animati sempre più reali e accurati. Le continue richieste di Walt, nel volere sempre di più superare i limiti già raggiunti, costringeva i tecnici della Disney a trovare delle soluzioni che alla fine si rivelavano innovative, sia per l’azienda che per la cinematografia in generale. 

    Fu quindi naturale quindi chiedersi se, nel campo dell’animazione, si potesse fare qualcosa di più. Ad esempio se fosse possibile riuscire a rendere dei disegni bidimensionali in qualcosa di tridimensionale; qualcosa che fosse fosse tangibile e avesse, agli occhi dello spettatore, una propria profondità come gli elementi del mondo reale. 

    Proprio Ub Iwerks si fece queste domande e riuscì anche a darsi delle risposte. 

    Disegnatore e fumettista presso la Disney, Ub Iwerks è conosciuto nella storia dell’animazione per aver creato molti personaggi Disney e per aver contribuito, nel 1928, a disegnare le sembianze del topo più famoso al mondo: Mickey Mouse (Topolino).  

Un Iwers a lavoro su Mickey Mouse

Ub Iwerks

    Non tutti sanno però che oltre ad essere un bravissimo disegnatore, era anche un ottimo tecnico degli effetti speciali in grado di costruire delle macchine che, a più livelli, avevano snellito i flussi produttivi dei disegnatori. Inoltre aveva inventato anche alcune tecniche di ripresa che poi furono usate con successo in film come Mary Poppins (idem, Usa 1964), I Tre Caballeros (The Three Caballeros, Usa 1944) e La carica dei 101 (101 Dalmatians, Usa 1961). Lavorò anche come tecnico degli effetti nel film Gli Uccelli (The Birds, Usa 1963) di Alfred Hitchcock curandone personalmente gli stessi.

    La Camera Multipiano è però la sua invenzione più conosciuta e diede alla Disney del 1933, la possibilità di realizzare dei movimenti di camera all’interno di sequenze animate.

La Camera Multipiano della Disney

    Una versione più semplice di questo macchinario era stato già costruito, per la verità, nel 1926 dalla regista tedesca Lotte Reiniger specializzata nell’animazione con le silhouette, che lo usò per il film di animazione intitolato:  The adventures of prince Achmed

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Una foto di Lotte Reiniger
Un frame tratto da The adventures of prince Achmed
Un frame tratto da The adventures of prince Achmed
Iwerks Studio's Willie Whopper
Comicolor
Il progetto della Camera Multipiano di Ub Iwerks

    Anche un suo collega e collaboratore, Berthold Bartosch, utilizzò un macchinario simile per L’idee (1932). Il dispositivo di Reiniger, e quello di Bartosh, erano molto semplici e consistevano in un piano (una sorta di tavolino) sul quale a volte venivano fatti scorrere gli elementi che dovevano essere animati. Gli elementi venivano ripresi “a passo uno” (uno scatto fotografico, un cambio di posizione sul soggetto da animare, un altro scatto fotografico, e così via) mentre tutto il piano si spostava lateralmente costruendo così delle carrellate virtuali. 

    Nel 1933 Ub Iwerks ne amplia le premesse costruendo un sistema diverso in grado di simulare le carrellate “ad avanzare” (avanti) e “a scoprire” (indietro). Un sistema costruito con i pezzi di una vecchia Chevrolet ma che diede ottimi risultati e venne utilizzata in diversi lavori di animazione a metà degli anni Trenta come Iwerks Studio's Willie Whopper e Comicolor.

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Il sistema di Ub Iwerks

    Una versione ancora più complessa della struttura fu sviluppata da William Garity, tecnico degli studi Disney e ingegnere audio che portò la Camera Multipiano ad una maturità definitiva. La cinepresa è adesso posta in alto sopra una struttura composta da vari livelli trasparenti, disposti ad una certa distanza tra loro. Ogni livello può muoversi in maniera autonoma e contiene degli elementi dipinti come alberi, montagne, case, colline e tutto quello che poteva essere necessario alla messa in scena della storia. Una volta ricreato, ad esempio, un panorama con tutti gli elementi separati sui vari livelli ( la base del sottobosco nel primo livello - quello più vicino alla cinepresa - gli alberi sul secondo livello, la collina sul terzo, le montagne sul quarto e così via) era possibile entravi dentro o uscirvi, semplicemente avvicinando o allontanando i livelli dall’obiettivo della cinepresa.

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Come funziona la Camera Multipiano

Esempio di disposizione dei livelli davanti alla camera

Il risultato finale di una “finta” carrellata 

    Le possibilità creative nel campo dell’animazione diventarono di fatto immense. Con questo macchinario era infatti possibile effettuare delle riprese aeree (si poteva partire dalle nuvole e finire all’interno di un’abitazione in maniera parecchio semplice), realizzare dei movimenti di camera impensabili fino a qualche anno prima. Adesso era possibile muovere la cinepresa davvero con maggiori libertà offrendo alle storie un impatto visivo maggiore, più emotivo, più coinvolgente. 

    La Camera Multipiano fu utilizzata con successo nei capolavori della Disney di quel tempo: Pinocchio, Fantasia, Bambi, Il libro della giungla, Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan e così via.

    Anche lo Studio Fleischer, quelli di Betty Boop e di Braccio di Ferro, costruirono la loro Camera Multipiano che venne chiamata Camera Stereo-ottica (Stereoptical Camera). Quella della Disney però rimane la più conosciuta perché è quella che ha portato su un altro pianeta la creatività e le storie degli artisti Disney. 

    La macchina fu utilizzata per l’ultima volta nel lungometraggio animato La sirenetta (The Little Mermaid, Usa 1989) e poi fu abbandonata per essere rimpiazzata dalle nuove tecnologie in grado di fare lo stesso lavoro ma con maggiore precisione e maggiori possibilità creative.

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